Imagine Dragons Bad Liar Audio | Bobby Flay | Genocidal Organ Genocidal Organ (2017) Thriller, Science Fiction, AnimationDurch einen Atombombenangriff wurde die Stadt Sarajevo zerstört. Nicht nur das, auch das ganze Staatssystem änderte sich durch den Anschlag. Aus einer Demokratie wurde ein Überwachungsstaat. Ein Amerikaner gerät ins Visier eines Geheimdienstmitarbeiters, der ihn zum wahren Herzen der Finsternis führen soll: dem Genocidal Organ.

Le Ereditiere Recensione

Titolo originale: Las herederas

4

Le ereditiere: recensione del film con Ana Brun presentato in concorso al Festival di Berlino 2018

- Google+
Le ereditiere: recensione del film con Ana Brun presentato in concorso al Festival di Berlino 2018

Sembra una tautologia, ma ai festival, spesso, capita di vedere dei film “da festival”.
I film "da festival" sono quei film che mettono l’aspetto artistico del cinema prima di quello commerciale, sono quelli che nascono spesso e volentieri attraverso una complessa architettura di co-produzioni internazionali e di e progetti si sviluppo, finanziamento e distribuzione che sono appunto legati ai grandi festival internazionali, e che permettono a registi che vogliono lavorare di farlo anche con logiche slegate da quelle del botteghino tradizionale.
Se questa tipologia è non solo legittima ma perfino importante, da alcuni punti di vista, è altrettanto vero che ci sarebbe il dovere, da parte di chi i film li realizza come da parte di chi li sostiene produttivamente, di evitare quello stesso rischio che riguarda invece il cinema commerciale: quello della standardizzazione, di una proposta che - alla fin fine - è uguale a quella di tanti altri, e che non segna alcun significativo passo in avanti nella ricerca estetica, narrativa o artistica della settima arte.
Dispiace dire che Le ereditiere è uno di quei film che non riesce a evitare questo rischio.

Lo si capisce bene fin dai primissimi minuti, quando una macchina da presa sempre un po’ incerta sembra spiare da lontano, o da dietro i suoi personaggi, per poi avvicinarsi a loro in maniera quasi impietosa, con i colori desaturati e la luce naturale, quando questi personaggi si rivelano essere sempre figli del combinato disposto tra privazione (anche estetica) e desiderio.
In quest’opera prima del paraguayano Marcelo Martinessi, i personaggi sono due donne sulla sessantina, appartenenti alla borghesia coloniale decaduta, che vivono (da amanti, scopriremo) nella grande casa dell'una, Chela, e costrette a vendere mobili e suppellettili per sopravvivere e per saldare un debito che farà finire l’altra, Chiquita, in prigione. Rimasta sola, Chela - che delle due è sempre stata quella che non si è mai impicciata delle cose pratiche della vita - dovrà imparare a cavarsela e a tirare avanti, e lo farà diventando quasi per caso l’autista a pagamento di un gruppo di ricche anziane, che scorrazza a bordo della sua vecchia Mercedes 240D (simile a quella di Turné, quella con le ruote che facevano "Katmandù - Katmandù").

Insomma, per farla breve, Le ereditiere racconta di una donna che, proprio nella condizione che la dovrebbe mandare in crisi, impara cosa significhi l’indipendenza, al punto tale da dimenticare quasi la compagna di una vita per proiettare il suo desiderio sulla disinibita figlia quarantenne di una delle sue clienti, e che poi però vede - prevedibilmente - il suo sogno di libertà crollare: e non sto qui a spiegare perché e come.
Sullo sfondo di questa vicenda privata, il solito sguardo sociale, quello sulla realtà paraguayana dove alla vecchia ricchezza d’origine coloniale, che assume forme sempre più egoiste, si affianca quello di una popolazione povera e ignorante oppure in galera, raccontata attraverso le visite che, regolarmente, Chela fa alla compagna imprigionata.
Il problema è che quello di Martinessi è un film schematico e prevedibile, che trasmette anche allo spettatore il lavoro ragionieristico fatto sulla scrittura, figlio della necessità di conciliare le esigenze e le istanze di tutti i produttori internazionali (oltre a quella del Paraguay, batte le bandiere di Uruguay, Germania, Brasile, Norvegia e Francia).
Le ereditiere è un film calcolato, e standardizzato; un film già visto, e alla fine anche freddo.
Se a questo si aggiunge che, nei suoi novantacinque minuti di durata, riesce a essere anche piuttosto noioso, non è che proprio le cose siano andate benissimo.
Cinema da festival sì, ma osiamo un po’ di più per favore.

Le Ereditiere
Trailer Italiano Ufficiale del Film - HD
1075


Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
Lascia un Commento