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Notti Magiche Recensione

Titolo originale: Notti Magiche

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Notti magiche: la recensione del nuovo film di Paolo Virzì

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Notti magiche: la recensione del nuovo film di Paolo Virzì

Aldo Serena sbaglia il rigore che costa all’Italia la sconfitta contro l’Argentina nella semifinale di Italia 90.
Mentre Bruno Pizzul pronuncia una frase entrata nella storia - “Sono immagini che non avremmo mai voluto commentare” - e gli avventori di un baretto sul lungotevere si disperano, una Jaguar vola giù da un ponte. All’interno dell’auto verrà ritrovato il corpo senza vita di un noto produttore cinematografico, nella tasca una polaroid che lo ritrae, poche ore prima, a cena con la Ragazza Coccodè che ha per fidanzata e con i tre giovani finalisti del Premio Solinas di quell’anno. Che, prontamente, vengono intercettati dai Carabinieri e portati al comando. Interrogati, daranno il via al lungo flashback che ricostruisce le loro ultime trascorse a Roma, tra sceneggiatori, registi, cinematografari, feste, attori, agenti, cene da Checco er carrettiere che sostituisce qui il mitico Otello.

Difficile dire di cosa parli davvero Notti magiche. Se più dei ricordi del giovane Virzì appena arrivato nella Capitale, delle persone che ha conosciuto e frequentato, o del cinema italiano, dei suoi vezzi e del suo sistema, e della sua morte (avvenuta allora? Prima? Oggi? Da qualche parte lì nel mezzo?). O magari del suo futuro, che però viene stuzzicato e auspicato da un lato, e negato dall’altro. O se voglia essere solo un omaggio al cinema italiano tout court, quello di allora, quello di oggi, e quello al di là da venire.
Sarà per quella Roma del centro ripresa soprattutto in notturna, per le terrazze e i ristoranti, gli scantinati e le ville, e il Colosseo, e per quella luce che non è quella “color cacarella” stigmatizzata dal finto Scarpelli di Roberto Herlitzka, sarà perché Roma è e può essere tante cose, e anche la città del cinema, dentro al quale proietta le sue tante contraddizioni, l’impressione che ho avuto, più di altre, è che Notti magiche sia un po’ La grande bellezza del livornese.

Sono due film molto diversi, per carità, quello Virzì e quello di Sorrentino, entrambi trapiantati a Roma. E però sono entrambi dichiarazioni di amore (e un po’ anche di odio) per una città e il suo carattere, che contagia ogni ambito che tocca, comprese le arti, le conventicole,la mondanità e la politica. Sono entrambi film che mascherano un senso amaro di disillusione dietro al grottesco e alla sagacia sarcastica di battute e situazioni. Sono ritratti di persone e personaggi che, qui più che lì, sono etichettabili e riconoscibili, come stereotipi ma anche soprattutto come figure realmente esistenti o esistite.

Lo spettatore più smaliziato e esperto si potrà divertire a riconoscere prima degli ingenui e idealisti protagonisti del film i grandi nomi della storia del cinema italiano che Virzì ha piazzato nel film. Quelli chiamati con il loro nome sullo sfondo, quelli ribattezzati che stanno in primo piano e che contribuiscono al racconto e alla sua valenza quasi didattica su ciò che il cinema è o dovrebbe essere secondo il film e il suo autore: un cinema che non dimentichi di guardare la realtà, tenere gli occhi aperti su ciò che avviene per la strada, dentro le finestre, nei tinelli delle case che si osservano dai treni regionali, come fece proprio Virzì con il suo esordio, La bella vita. Ma anche un cinema che non sia solo di autori, ma anche di spettatori, o di autori che non devono dimenticarsi di essere spettatori, come ammonisce il comandante dei Carabinieri di Paolo Sassanelli.

Il gioco delle figurine, però, è forse tirato troppo per le lunghe, e all’estremo.
E chi non riconosce nessuno, o riconosce poco? Chi non sa o è interessato a cogliere tutto il metacinema che sta dentro Notti magiche? A loro rimane una trama gialla vagamente esile, e le peripezie di tre protagonisti non simpaticissimi: l’esuberante (ma fragile) sceneggiatore di Piombino figlio di operai; il collega messinese che parla dall’inizio alla fine come un libro stampato, e che pare ricalcato sul Nicola Palumbo di scoliana memoria; una tormentata sceneggiatrice che sogna di vedere la sua storia,modellata su quella di un padre che odia, interpretata dal grande attore francese che la deluderà.
Dopo l'esaltazione inizale, tutti e tre questi ragazzi rimarranno delusi dal grande baraccone romano, e del cinema italiano, che Virzì non sa bene quanto amare e quanto mettere alla berlina, o forse lo sa fin troppo, e sbanda pericolosamente da un eccesso all’altro. Quel cinema fatto di geni e di cialtroni, di Palme d’oro a Cannes come di commedie scollacciate e sexy che oggi sono scult, di vecchie volpi ciniche e disilluse e aggressive, e di giovani idealisti che a quel mondo si ribelleranno, a costo però di abbandonare il loro sogno

Virzì, arrivato a Roma, ce la fece. I suoi protagonisti no: ce la fa solo non fidanzata del toscanaccio, che da lui viene maltrattata, e che arriva a Roma per caso, un po' eccitata e un po' sperduta, ma non ossessionata, e finisce per diventare la musa dell’Antonioni sotto pseudonimo del film, e questa è una sottotrama bella.
E a maggior ragione è difficile sintetizzare cosa volesse dire, l’erede di quella straordinaria stagione di cinema di cui racconta il crepuscolo, con questo suo film costellato di riferimenti alle partite del mondiale che ne scandiscono la cronologia, che sembra accumulare toni e situazioni e ribaltarli costantemente, forse per restituire il turbine di eventi ed emozioni che fu suo, un tempo, e nel quale fa piombare i suoi tre giovani protagonisti.
Gli ingredienti ci sono tutti, sono riconoscibili, gli intenti apprezzabili. Ma la grande, mefistofelica abilità di Virzì di gestire il magma e i toni e le emozioni del racconto, di tratteggiare personaggi che per davvero sono entrati nella storia del nostro cinema, di inanellare con perfidia livornese battute indimenticabili, qui sembra frenata, forse affaticata dal peso dell’autobiografismo e dei troppi omaggi che voleva firmare.
E la ricetta di Notti magiche, nel suo complesso, non riesce come il suo autore avrebbe voluto.
Parafrasando Pizzul, allora, questo è un risultato che non avremmo mai voluto commentare.

Notti Magiche
Il Trailer Ufficiale del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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