Star Wars: Gli ultimi Jedi Recensione

Titolo originale: Star Wars: The Last Jedi

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Star Wars - Gli ultimi Jedi: recensione dell'Episodio VIII della saga di Guerre Stellari

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Star Wars - Gli ultimi Jedi: recensione dell'Episodio VIII della saga di Guerre Stellari

È tutta una questione di equilibrio.
Vale nella vita e vale, a maggior ragione, nella e per la saga di Star Wars.
L'equilibrio di tutte le cose della galassia garantito dalla Forza, quello tra la Forza stessa e il suo Lato Oscuro. L'equilibrio, quindi, tra le nuove leve, Kylo Ren e Rey, e tra loro e i loro predecessori e progenitori.
E l'equilibrio tra un passato che è storia, tradizione, cultura, leggenda, e un futuro tutto da inventare. Quello richiesto a Rian Johnson e in qualche modo trovato, magari a tratti a tentoni, dal regista, tra l'entrare nel mondo di Star Wars in punta di piedi, rispettoso ma pavido, e lo sbattere le porte e aprire le finestre come si fosse a casa propria, per cambiare aria.
Johnson, che per fortuna sua e nostra non è J.J. Abrams, e del modernariato vintage non sa proprio cosa farsene; che preferisce sporcarsi le mani, rischiare, magari sbagliare, pur di dare a quei personaggi - i vecchi e i nuovi - una vita vita e una propulsione forte verso il futuro, piuttosto che ammantarli di nostalgia e renderli pupazzetti da allineare sulle nostre mensole dedicate ai gadget.

Non che sia stato iconoclasta, il regista e sceneggiatore, quello no.
Del mondo del quale è stato chiamato a far parte ha grande rispetto, e chiara ammirazione; ma non se ne fa schiacciare, è capace di scartare e sorprendere, rimescolando le carte, giocando con tutti ma proprio tutti i caposaldi narrativi della serie (padri e figli; bene e male; vittoria e sconfitta; morte e vita; fare o non fare non c'è provare) riuscendo spesso e volentieri però a risolvere le situazioni con un guizzo finale che dona direzioni e coordinate differenti a personaggi e conflitti.
D'altronde - e questo valeva già per Il risveglio della Forza - la questione centrale di questa nuova serie di Star Wars è proprio quella del superamento del passato e dell'andare incontro a un futuro su basi altrettanto solide.
Lì, nel film di Abrams, la questione era esplicitamente quella di uccidere i padri, non solo metaforicamente; qui, in questo Gli ultimi Jedi, è - per rimanere all'interno di un lessico politico - quella della volontà di rottamazione da un lato (con un personaggio che si rivela chiaramente renziano, potremmo dire) e di un cambiamento da effettuare con il rispetto e della collaborazione con i cosiddetti padri nobili dall'altro. Con un equilibrio, appunto, che è dimostrazione di forza - la Forza che scorre potente come non mai nelle nuove leve - e non di debolezza.
E e se è chiaro che Johnson non è un rottamatore, lo è altrettanto che dai padri nobili (della saga e nella saga) non si vuol fare assolutamente frenare o schiacciare, come non lo fanno Kylo Ren e Rey

Volendo, quindi, si dovrebbe anche considerare come un altro tema centrale di Gli ultimi Jedi - che è quello della trasmissione del sapere, e ancora del rapporto complesso tra maestro e allievo (Luke e Rey, certo, con riluttanza, ma anche quello che coinvolge un altro personaggio, graditissimo ritorno che non spoilero anche se ne avrei molta voglia), e quindi, ancora una volta, tra la tradizione e il suo rinnovamento - sia stato cavalcato da Johnson, che ne ha fatto una metafora del suo ruolo e del suo lavoro.
Non serve più a nulla l'ossessione per i testi sacri, per i templi: arrivati dove siamo arrivati, l'allievo (Jedi o regista che sia) oramai sa già tutto quel che deve sapere, e il maestro (la leggenda, che sia Lucas o Skywalker) è una guida, più che un insegnante, indica direzioni, più che impartire precetti. E bisogna osare, senza paura di sbagliare, perché è dal fallimento che si imparano le lezioni più importanti.

Osa, allora Johnson. Osa ai limiti dell'eresia, ma senza superarli, scegliendo la strada di una rivoluzione dolce e progressista.
Osa, e magari sbaglia, nell'accumulazione e nella lunghezza: si sentono, specie nella prima parte più lenta e farraginosa nella fase preliminare, i 152 minuti del film, il suo continuo rilanciare, l'andamento forse eccessivamente sinusoidale.
Osa, e vince la sua scommessa, quando non ha paura di iniettare in una saga che sembrava avere perso lo smalto ironico dei primi episodi una massiccia dose di umorismo al limiti del demenziale, senza paura di fare indirettamente l'occhiolino al Balle spaziali di Mel Brooks; quando usa il sentimento senza diventare sentimentale.
Vince quando scarta; quando fa le finte (che poi sono solo il riadattarsi di un percorso che si sarebbe trovato sbarrato, e non vere finte), quando sembra davvero voler fare L'impero colpisce ancora degli Star Wars del Terzo Millennio ma invece poi no, a pensarci bene, sta facendo un'altra cosa; quando riesce finalmente a uscire dal cerchio del sangue nel rapporto tra Rey e Kylo Ren. O forse, chissà, si rivelerà una finta anche quella.
Vince quando introduce nuove creature animali (non solo i Porg), e nuovi personaggi che avranno un gran futuro (Benicio Del Toro, anyone?); quando non rottama il passato e le sue icone, ma li pensiona con la pace e la serenità che si addice a un Jedi.
Ultimo o no che egli sia.

È tutta una questione di equilibrio.

Star Wars: Gli ultimi Jedi
Il Trailer Ufficiale in italiano del Film - HD
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Federico Gironi
  • Critico e giornalista cinematografico
  • Programmatore di festival
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